sabato 4 marzo 2017

Un nuovo movimento per l'autogoverno della Toscana



Si è da poco concluso al Circolo Lavoratori Porta a Prato a Firenze il congresso organizzato da Toscana Stato insieme ad esponenti del comitato "Toscani Per il No".
Il congresso ha votato degli atti che sanciscono una apertura agli indipendentisti, agli autonomisti, a tutte le forze democratiche che vogliano collaborare a portare la Toscana verso una nuova stagione di autogoverno.
"Vogliamo costruire una Hasa Toscana, in cui i Toscani di nascita e di elezione possano riconoscersi" ha scritto il neo-eletto segretario, Marco Di Bari, in una nota alla stampa toscana.
L'assemblea ha eletto un direttivo che, oltre al segretario, comprende cinque consiglieri: Emiliano Baggiani, Lorenzo Ballini, Marco Calusi, Loris Degli Esposti, Mauro Vaiani.
Toscana Stato si è quindi riorganizzata in un "Comitato Libertà Toscana", teso alla formazione di un più ampio e inclusivo movimento democratico locale, nel segno dell'amore per la Toscana.
Scrive ancora Marco Di Bari che si intende operare perché i cittadini toscani "prendano coscienza delle proprie potenzialità e compiano passi insieme per ottenere la sovranità sui loro territori, sulle loro attività, sul loro futuro".
Si è deciso di spendersi per un governo a "misura d'uomo", in cui il voto del cittadino ha un reale peso, perché elegge direttamente i suoi rappresentanti al livello più basso possibile e perché può verificare il loro operato.
Marco Di Bari ha insistito ancora sulla necessità di un "cambio radicale di mentalità", per spingere i Toscani a riprendere in mano il proprio destino, ragionando insieme su quella che potrebbe essere la "Nostra Toscana ideale", ossia un paese nuovo, costruito anche ispirandosi agli esempi virtuosi di altri paesi europei, come quelli scandinavi.
Maggiori informazioni su questo nuovo soggetto politico potranno essere condivise attraverso la pagina Facebook Toscana Stato.
Qui di seguito alcuni link ai principali documenti pubblici approvati dal congresso toscanista:

Poster del congresso
http://download.istella.it/user/52ec028a1f78190e07000082/originals/de418ca9/document_58bafdf649cd40491400002e.pdf

Il nuovo movimento in una pagina
http://download.istella.it/user/52ec028a1f78190e07000082/originals/b9eb3e37/document_58bafb1148cd400b02000034.pdf

Mozione politica e statutaria
http://download.istella.it/user/52ec028a1f78190e07000082/originals/a2a7bbf0/document_58bafcfd49cd405014000033.pdf

Libro bianco-rosso per una svolta sociale e politica in Toscana
http://download.istella.it/user/52ec028a1f78190e07000082/originals/68f6b939/document_58bafc3c48cd401802000027.pdf


lunedì 27 febbraio 2017

Congresso toscanista




Sabato prossimo, 4 marzo 2017, alle ore 10, presso il circolo operaio di Porta al Prato, in via delle Porte Nuove 33, a Firenze, si terrà un congresso toscanista. Sarà una assemblea di sostenitori dell'autogoverno locale, aperta a tutti coloro che credono in una repubblica delle autonomie sociali e territoriali.
Sono caldamente invitate tutte le persone impegnate, vicine, amiche del civismo e dell'autonomismo toscano, in particolare coloro che hanno contribuito a salvare la Repubblica delle autonomie lo scorso 4 dicembre 2016, impegnandosi nel comitato "Toscani per il No" al referendum costituzionale sulla riforma iper-centralista Boschi-Renzi-Verdini.
Il congresso è stato promosso dal gruppo politico "Toscana Stato", insieme ad alcuni esponenti del comitato "Toscani per il No".
Obiettivo del congresso è promuovere l’organizzazione di un più ampio e inclusivo movimento per l’autogoverno della Toscana.
L'adunanza sarà aperta dall'attuale responsabile pro-tempore di Toscana Stato, il fiorentino Marco Di Bari. Mauro Vaiani, referente del comitato "Toscani per il No", avrà il compito di presentare un contributo politico e programmatico per un radicale rilancio di un impegno autonomista, radicato nei valori democratici e sociali della nostra gente.
Per Toscana Stato e per tutti coloro che hanno promosso il congresso, essere toscani significa, prima di tutto, amore per la libertà e per la giustizia, centralità dell'educazione pubblica, impegno per forti democrazie locali, difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici universali, attenzione alle attese della povera gente, ambientalismo, riforma dell'Euro e della casa comune europea, impegno internazionale per il disarmo e la pace.
Vi aspettiamo.

sabato 18 febbraio 2017

Il partito impossibile

Michele Emiliano (fonte: Twitter)


Con tutto l'affetto umano e l'empatia politica che proviamo per il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ci sentiamo di mandargli un doppio caveat.

Primo: non crediamo auspicabile che coloro che hanno votato NO il 4 dicembre scorso, in difesa della repubblica delle autonomie, continuino a stare nello stesso partito di coloro che hanno votato SÌ al disegno turbo-centralista Boschi-Renzi-Verdini. Stamane all'assemblea delle minoranze democratiche di Roma, Emiliano è stato il più simpatico, chiaro, energico, profondo e trascinante, ma troppi di coloro che erano lì, Enrico Rossi in primis, non ci hanno ancora spiegato se e perché hanno cambiato idea rispetto alla loro sciagurata scelta di votare SÌ.

Secondo: un unico partito italiano, grande e inclusivo, ma anche centralizzato, verticista, leaderista, come era stato immaginato e fatto il PD sin dall'inizio, non lo vediamo più adatto ai nostri tempi di maturazione di una cittadinanza attiva fin nelle più remote periferie. Inoltre, se anche dovesse sopravvivere, una tale comunità politica verticale e unitaria, essa si scontrerebbe fatalmente con la necessaria riorganizzazione federale e confederale dell'Italia e dell'Europa.

Caro presidente Emiliano, facciamo chiarezza anti-centralista in due sensi: coloro che hanno votato SÌ al drammatico referendum costituzionale si facciano da parte; coloro che credono ancora in un partito veramente di sinistra, lo organizzino su base federale, con autonomi progetti politici locali, con leader locali indipendenti e autorevoli, con una guida nazionale collegiale e rispettosa dell'autonomia dei territori.

Auguri sinceri, comunque.

giovedì 2 febbraio 2017

Per una rivoluzione popolare




Da Napoli oggi, 2 febbraio 2017, per la Candelora, ci è arrivata una buona notizia, che abbiamo potuto ascoltare in diretta, grazie a Radio Radicale.
Il sindaco Luigi De Magistris e i suoi attivisti hanno fondato Democrazia e Autonomia (DEM-A).
Si sono trasformati in un movimento politico nazionale, determinato a portare avanti una rivoluzione popolare napoletana, italiana ed europea, per la giustizia sociale, le libertà civili, l'inclusione delle diversità, i beni comuni, i servizi pubblici universali.
Hanno lanciato un messaggio di apertura e collaborazione a tutti i movimenti civici e civili che condividano, in ogni angolo d'Italia e d'Europa, le loro speranze di cambiamento.
Siamo sicuri che troveremo presto, noi autonomisti toscani e i nostri amici napoletani, momenti di preziosa collaborazione, perché i loro temi sono anche i nostri.
Auguri a DEM-A, buon lavoro ai suoi attivisti e a tutti noi.


mercoledì 1 febbraio 2017

La voragine elettorale








La recente sentenza della corte costituzionale italiana sul c.d. Italicum non ha frenato in alcun modo il continuo allargarsi della voragine che è stata posta fra l'elezione della camera dei deputati e i territori.

Con l'eccezione dei deputati esteri, del Trentino, del Sud Tirolo e della Val d'Aosta, tutti gli altri vedranno i propri voti confluire in un collegio unico nazionale.

Resta in vigore, insomma, la lotteria unica nazionale, che potrebbe condurre all'assurdo che rappresentanti del popolo che hanno avuto nel loro territorio una maggioranza, magari anche assoluta, potrebbero non essere eletti, perché la loro lista non ha ottenuto il previsto quorum nazionale.

Nessuna legge elettorale dell'età repubblicana, prima del Porcellum e dell'Italicum, ha mai consentito questa assurdità.

Allora ridateci subito il Mattarellum, se proprio non si ha il coraggio di adottare leggi elettorali più democratiche, come chiesto per esempio dalle realtà che lottano per la difesa e l'attuazione della Costituzione, compresa la nostra rete toscana di comitati per il NO.

Si tratta di una delle conseguenze meno note dell'inaccettabile e autoritario centralismo che ha contagiato la politica italiana (da prima di Renzi, sia chiaro).

I media nazionali semplicemente non ne parlano, un po' per pigrizia o ignoranza, magari, ma anche perché - come si è visto bene durante la campagna referendaria costituzionale dell'anno scorso - gran parte di loro sono subalterni a questa infame ventata centralista e autoritaria.

I media, per fortuna, non possono però nascondere un altro drammatico difetto dell'Italicum: i capolista bloccati, che la corte non ha avuto il coraggio di abolire.

Essi sono graditi a tutti i partiti nazionali, verticali, autoritari, carismatici. Renzi, Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo, Alfano, in questo di sicuro sono tutti uguali (e forse non solo in questo...).

Correre verso le elezioni, senza aver prima almeno tentato di correggere almeno queste due drammatiche storture, vuol dire voler trascinare la Repubblica in una spirale auto-distruttiva.

Queste due normative, da sole, delegittimeranno la prossima legislatura, ponendo gli eletti-nominati dalle piramidi nazionali di partiti e partitini, che siederanno nella prossima legislatura, ai confini se non già oltre i limiti della Costituzione quanto e forse più di coloro che sono in carica nella attuale, sfortunata, dannosa XVII legislatura.

La situazione politica e istituzionale è gravissima; la Repubblica delle autonomie, che è appena stata salvata dal voto popolare dello scorso 4 dicembre 2016, è ancora in grave pericolo.

Il nostro Comitato Toscani per il NO, insieme con tutti gli autonomisti italiani e con tutti i sinceri democratici, deve alzare la voce.

Uniamoci a coloro che vogliono l'abolizione dei capolista bloccati, ma facciamoci anche sentire per chiedere che una parte consistente dei seggi - non meno dei due terzi, diremmo - siano assegnati in collegi non più grandi delle regioni, lasciando al collegio unico nazionale l'attribuzione della sola parte residua (comprensiva, se dovesse restare, anche di un premio di maggioranza).

Andiamo avanti.

Non ci arrendiamo.

Le nostre responsabilità, come aggregazione civica e civile di autonomisti, assetati di libertà, affamati di rappresentanza, sostenitori della sovranità degli elettori e delle capacità di autogoverno dei territori, continuano a crescere.


* * *

lunedì 23 gennaio 2017

Autoprotezione civile


I nostri eroici Vigili del Fuoco toscani
di ritorno oggi dal disastro di Rigopiano
(fonte: TGR Toscana, ore 19.30, 23/01/2017)


Il terremoto infinito nel centro Italia, la grande nevicata, il disastro della slavina che ha seppellito l'albergo di Rigopiano, ci riportano a una realtà brutale che, pur stando davanti al nostro naso, in troppi si rifiutano di vedere.
Non sono grandi autorità centrali, commissari straordinari, burocrazie alte e lontane che possono fare la differenza di fronte ai drammi della natura e della vita.
Mesi e mesi di annunci del presidente fo-tutto-io Renzi, di lavoro del commissariato straordinario del signor Errani, di impegno della Protezione Civile nazionale, in assenza di solide strutture di autogoverno e autoprotezione locale, NON SONO STATE EFFICACI come in molti speravano.
Non sono arrivate le casette.
Non sono stati affrontati i problemi dell'allevamento e dell'artigianato diffusi fra le colline e le montagne.
Non sono arrivati in tempo gli ordini di evacuazione in vista della grande (e prevista) nevicata.
Non sono arrivati sul posto del disastro di Rigopiano uomini e mezzi in misura sufficiente.
Le centinaia di borghi e comunità colpite da questi eventi terribili e da questo inverno rigido AVREBBERO DOVUTO AVERE più risorse locali, più tecnici residenti, più mezzi nelle proprie rimesse, più esperti del territorio in grado di agire in autonomia, in prossimità, in sussidiarietà.
L'aiuto che era necessario fornire - e che tanti hanno fornito con abnegazione, a cominciare dai Vigili del Fuoco e dalla Protezione Civile toscana - avrebbe dovuto essere il moltiplicatore di azioni più mirate e quindi più efficaci, perché guidate da persone esperte del posto, appassionate del proprio territorio, personalmente interessate a salvare la propria gente, i propri animali, i propri beni.
Non faremo facili polemiche contro un governo che ha stanziato i soldi per ricostruire tutto - "anche le seconde case" - ma non ha saputo portare in tempo né casette di legno per gli abitanti, né rifugi per gli animali.
Non accusiamo nessuno, perché non è nostro compito.
Ci penserà il giornalismo d'inchiesta a fare chiarezza su ciò che è stato bloccato dall'insensato neocentralismo che da troppo tempo sta paralizzando tutte le comunità di questa povera repubblica.
Se necessario interverrà la magistratura (locale, quella che può approfondire i problemi localmente, comunità per comunità).
Dobbiamo però ribadire le ragioni profonde e l'urgente necessità di un movimento popolare per la rinascita dell'autogoverno borgo per borgo, comune per comune, valle per valle, A PARTIRE DAI TERRITORI PIU' DISABITATI E PERIFERICI.
Dobbiamo ribadire l'ovvio: la protezione civile nazionale ha funzionato peggio che in passato, semplicemente perché è stata chiamata ad affrontare un territorio più vasto, che non può essere conosciuto e capito in poco tempo (in passato, in situazioni altrettanto gravi, ma più circoscritte e meglio conosciute, come il terremoto de L'Aquila, infatti è andata meglio); il commissariato Errani non ha potuto fare nulla di nemmeno lontanamente paragonabile a quello che ha fatto per l'Emilia, semplicemente perché NON AVEVA quello che invece aveva in Emilia, una conoscenza profonda del territorio e una rete capillare di rapporti con leader locali, imprenditori, reti di cittadini attivi, con cui esisteva una precedente, consolidata empatia.
Sappiamo di non dire nulla di particolarmente nuovo.
Stiamo solo ribadendo la necessità della prossimità e della sussidiarietà, anche in protezione civile, che sono già sanciti in documenti internazionali, specialmente nei più recenti e avanzati, come le ricerche del progetto europeo RESOLUTE.
Occorre una inversione di rotta, un ritorno all'autogoverno al più basso livello possibile.
Occorre impegnarsi per una nuova primavera civica e civile, per veder rifiorire una cultura diffusa dell'autoprotezione civile locale, paesino per paesino, comunità per comunità.



domenica 8 gennaio 2017

Ricordo di Lelio Lagorio, presidente della Toscana


Approfittiamo delle parole usate dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, per ricordare anche qui e onorare Lelio Lagorio, scomparso ieri a 91 anni.
E' stato il primo presidente della moderna regione Toscana, dal 1970 al 1978.
Avvocato di professione, giurista stimato nel mondo accademico, allievo di Piero Calamandrei, socialista riformista di grande spessore, precedentemente era stato anche sindaco di Firenze, subito dopo Giorgio La Pira.
Guidò la regione per due legislature, la I e la II, alla guida di una maggioranza PCI-PSI, guadagnandosi il soprannome affettuoso di "Granduca di Toscana" per la statura intellettuale e la determinazione nell'esercizio del ruolo.
Successivamente fu assorbito dalla politica nazionale, arrivando a essere uno degli uomini più influenti del governo guidato da Bettino Craxi dal 1983 al 1987.
Il presidente del consiglio regionale Giani ha fatto in tempo a onorarlo nel parlamento toscano il 13 luglio scorso, durante la commemorazione della prima seduta del moderno consiglio regionale, avvenuta nel 1970 proprio quel giorno.
Se ne va un uomo con cui avremmo condiviso non tutto, ma di certo un forte senso della necessità che le comunità locali si autogovernino, che gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti, che la democrazia sia coniugata nella sovranità popolare su ciascun territorio.