sabato 18 febbraio 2017

Il partito impossibile

Michele Emiliano (fonte: Twitter)


Con tutto l'affetto umano e l'empatia politica che proviamo per il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ci sentiamo di mandargli un doppio caveat.

Primo: non crediamo auspicabile che coloro che hanno votato NO il 4 dicembre scorso, in difesa della repubblica delle autonomie, continuino a stare nello stesso partito di coloro che hanno votato SÌ al disegno turbo-centralista Boschi-Renzi-Verdini. Stamane all'assemblea delle minoranze democratiche di Roma, Emiliano è stato il più simpatico, chiaro, energico, profondo e trascinante, ma troppi di coloro che erano lì, Enrico Rossi in primis, non ci hanno ancora spiegato se e perché hanno cambiato idea rispetto alla loro sciagurata scelta di votare SÌ.

Secondo: un unico partito italiano, grande e inclusivo, ma anche centralizzato, verticista, leaderista, come era stato immaginato e fatto il PD sin dall'inizio, non lo vediamo più adatto ai nostri tempi di maturazione di una cittadinanza attiva fin nelle più remote periferie. Inoltre, se anche dovesse sopravvivere, una tale comunità politica verticale e unitaria, essa si scontrerebbe fatalmente con la necessaria riorganizzazione federale e confederale dell'Italia e dell'Europa.

Caro presidente Emiliano, facciamo chiarezza anti-centralista in due sensi: coloro che hanno votato SÌ al drammatico referendum costituzionale si facciano da parte; coloro che credono ancora in un partito veramente di sinistra, lo organizzino su base federale, con autonomi progetti politici locali, con leader locali indipendenti e autorevoli, con una guida nazionale collegiale e rispettosa dell'autonomia dei territori.

Auguri sinceri, comunque.

Nessun commento:

Posta un commento